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Pietro Vassanelli

Ultima modifica 23 maggio 2018

Pietro Vassanelli, nato a Bussolengo il 14 gennaio 1910, può senza dubbio essere definito l’artefice dello spettacolare sviluppo della calzatura industriale a Bussolengo.
Il giovane Vassanelli dopo aver appreso il mestiere sul suo deschetto e nel calzaturificio Trevisani come semplice operaio, apre un primo laboratorio di giunteria e di tranceria al n. 141 di via Mazzini e un secondo, sempre di giunteria, in via Borghetto in un retro-negozio di mobili diretto dalla sorella Mery. Nel 1958 i buoni affari pilotati magistralmente da uno straordinario “rappresentante”, Bruno Rizzi, consentono la costruzione di un ampio complesso in via Senatore L. Montresor nel quale vengono trasferiti personale di ufficio, operai e macchine. Inizia una produzione di calzature da donna in grande stile e la vendita del prodotto su tutti i mercati dell’Europa centrale, particolarmente in Germania, e su alcuni mercati dell’Africa. Nella vigilia di Natale del 1960 le maestranze “brindano” per il raggiungimento delle 2000 paia di calzature al giorno.
L’efficientissimo ritmo di produzione e le favorevoli condizioni del mercato consigliano l’ampliamento dell’azienda. In località Piazzilli del comune di Cavaion Veronese viene costruita una modernissima struttura che entra in produzione nel 1967 in parallelo con la prima sede di Bussolengo. Il numero degli addetti aumenta gradatamente fino a raggiungere il numero di 800. Nello stesso tempo assume consistenza il già rodato sistema di distribuzione di parti di lavorazione a domicilio; un indotto che interessa quasi tremila addetti. La manodopera assunta è raccolta dai luoghi di abitazione con appositi pulmini in Valdadige, Valpolicella sino alle propaggini dei Lessini, in Lugana, a Villafranca e a Verona. Negli anni di massimo sviluppo il calzaturificio giunge a produrre fino a 33 500 paia di sandali al giorno con un fatturato medio annuo di 50 miliardi di lire. La pubblicità, inserita sui più noti rotocalchi d’Italia, enfatizza: “Maria Pia calza il mondo”. Il mercato viene esteso all’America ove, per un certo tempo, sembra profilarsi il progetto di una nuova fabbrica, ma senza seguito.
Pietro Vassanelli intanto, con estrema riservatezza, svolge una proficua e generosa opera di solidarietà; assieme ad alcuni suoi amici e tramite fratel Coppini, religioso comboniano, finanzia la costruzione di tre chiese, di scuole e di pozzi artesiani in una missione dell’Uganda. Invita e ospita a Bussolengo più volte il cardinale Nsubuga, arcivescovo di Kampala, e ogni volta lo gratifica generosamente per i poveri di quella terra.
Il 26 giugno 1988, dopo essere stato insignito del titolo di cavaliere del lavoro e di altri numerosi riconoscimenti, muore lasciando ai figli il compito di proseguire nell’attività da lui iniziata.