Regione Veneto

Palazzo Municipale

Ultima modifica 23 maggio 2018

L’edificio sorge sulla piazza principale del paese, uno spazio irregolare posto a nord della Chiesa di San Maria Maggiore, identificato nel XV secolo come contrada Catanei, poi piazza della Fontana, ed infine, nel 1945, piazza XXVI Aprile.
Non è certa l’epoca a cui far risalire la parte più antica dell’attuale municipio, tant’è che nella più antica mappa di Bussolengo, quella del 1438 redatta dall’Almagià, le abitazioni sono tutte raggruppate a borghi e, nell’area interessata, emerge la sola pieve di Santa Maria Maggiore con il suo brolo, e l’antistante piazza.
Si può presumere che l’origine dell’attuale fabbricato risalga al XV secolo, e fosse composto da uno spazio rettangolare a due livelli, addossato, in parte, ad altre abitazioni private sul lato ovest. Proprio su questo lato, sulla parete di un locale posto al primo piano, a livello del pavimento attuale, si può oggi vedere un affresco, in parte danneggiato, che rappresenta la Madonna in trono col Bambino benedicente e San Francesco.
L’affresco, che si presume fosse un tempo collocato su una parete esterna, si può far risalire ai primi del 1500 e si presume ad opera di Francesco Morone e della sua bottega, per via dell’iconografia già utilizzata dallo stesso (il bambino tiene nella mano sinistra un garofano). Nella rappresentazione, alle spalle di San Francesco, che mette in evidenza le ferite delle mani e del costato, si apre un paesaggio lagunare o lacustre, con piccole case dai vistosi comignoli veneti, racchiuso da una catena di monti.
L’indicazione della sagoma della casa comunale compare per la prima volta, solo nel 1811 nella mappa redatta dall’Arch. Ing. Angelo Foggini.
Le prime notizie certe circa le componenti architettoniche della casa comunale, risalgono intorno al 1840 quando si dà corso ai “lavori di restauro e riduzione della Casa Comunale di Bussolengo ad uso della Deputazione”, su progetto redatto dall’Ing. Gaetano Conis nel novembre del 1836.
Nella relazione redatta dal progettista, si legge infatti che l’edificio si trovava in uno stato di grave deperimento ed è in parte inservibile.
Dalla descrizione dei lavori da eseguirsi e dal disegno allegato al progetto, si comprende come era costituito l’edificio in precedenza: si parla infatti di demolizione di un “campaniluzzo” in sasso posto sul tetto a capanna nell’angolo a nord – est, alto metri 3,00 e largo alla base metri 1,30, nonché della demolizione, al piano terra, di un grande camino e di una scala a chiocciola.
Le aperture del primo piano della facciata principale, vennero incorniciate da contorni in tufo dello spessore di cm 20 e sormontate da due pianetti sagomati a sostegno del soprastante mensolone.
A testimonianza dell’evoluzione dell’edificio dal 1840 agli inizi del 1900 rimangono solo alcune fotografie.
Nel 1927 vennero infatti eseguiti alcuni interventi di manutenzione, come testimonia l’iscrizione sul pavimento dell’atrio. Si presume che risalga a questa data, l’intervento rivolto alla rimozione degli scuretti del terzo ordine di finestre, alla rimozione delle statue poste nelle nicchie e la realizzazione del poggiolo al primo piano.
Nel 1932, per poter realizzare la Casa del Fascio e dare così una sede alle associazioni fasciste che stavano nascendo, il podestà cav. Ettore Avesani, delibera di allargare l’inizio di alcune vie prospicienti la sede municipale, prevedendo l’esproprio e l’abbattimento di alcune case private, anche al fine di ampliare e rettificare convenientemente quella che era la via principale per Verona. In questa occasione viene espropriato anche parte del brolo della canonica, al fine di collegare in linea retta la Casa del Fascio con l’acquedotto esistente, realizzato nei primi del 1900.