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Don Luigi Zocca "el prete da Sprea"

Ultima modifica 23 maggio 2018

Luigi Zocca Pasquale nasce a Bussolengo il 25 marzo 1877 da Santo e da Checchini Celeste Alvisia. Cresce nei vicoli sporchi e sulle strade acciottolate del paese come tutti i fanciulli del suo tempo e nei campi dei genitori contadini conosce le prime erbe che le antiche tradizioni popolari e le “praticone” del paese consigliavano alle persone colpite da dolori di petto, tossi, febbri, mali di pancia e acciacchi d’ogni specie.
Entra in seminario al tempo in cui è Vescovo di Verona mons. Bartolomeo Bacilieri e ne esce sacerdote ai primi del 1900. Subito è inviato in qualità di curato a Pazzon di Caprino dove rimane per tredici anni. Di lì è trasferito parroco a Ferrara di Monte Baldo fino al 1915.
Allo scoppio della prima guerra mondiale parte con l’incarico di cappellano militare e svolge la sua opera assistenziale dapprima a Bassano del Grappa, poi a Marostica e infine a San Massimo all’Adige. Terminato il conflitto trascorre qualche tempo a Cogollo di Tregnago quindi, per sua richiesta, nel Natale del 1918 è nominato parroco a Sprea, minuscolo paesino dell’alta val d’Illasi nel Comune di Badia Calavena. Qui rimane per ben 33 anni fino a che, stanco per gli anni, chiede di poter ritirarsi in città, in una semplice abitazione di via San Felice Extra.
La semplicità di vita di questo sacerdote sarebbe passata inosservata anche al più attento studioso di cose sacre se ad un certo punto la sua fama di prete guaritore non si fosse diffusa dagli sperduti paesetti della Lessinia alle valli vicentine, alla città e oltre i confini della provincia veronese.
Gente a piedi, ammalati col calesse, uomini e donne in bicicletta o a dorso di mulo incominciarono a percorrere le strade che portavano a Sprea in cerca del prete che guariva con le erbe. Terapie che erano frutto di una sapienza antica, di una fiducia sacrale nella natura, di una amorevole compassione verso i sofferenti e i poveri.
Negli anni compresi tra la prima e la seconda guerra mondiale egli è ormai un “botanico” famoso, il più esperto erborista della provincia. Dopo anni e anni di letture, di interminabili camminate sui prati e nei boschi della montagna veronese, di contatti e di confronti con erboristi e fitoterapeuti, ha maturato una conoscenza ineguagliabile delle erbe medicinali e una esperienza delle loro proprietà tali da consentirgli una indiscussa competenza.
Molti guariscono da nefriti, da dolori gastrici e intestinali, da ulcere e dolori reumatici. Qualcuno non trova giovamento ma la sua delusione non sovrasta l’eco delle guarigioni. Le erbe che egli consiglia purificano il sangue, gli impacchi fanno passare le flebiti, le sue parole infondono speranza, pazienza e serenità.
Egli non aveva nozioni di medicina e in realtà non tutti i suoi rimedi erano efficaci, anzi taluni erano pretenziosi come nel caso delle leucemie, dei carcinoma, delle meningiti, della poliomielite e di altre malattie che neppure la medicina attuale è in grado di guarire. Egli operava però in condizioni di emergenza quando non esistevano possibilità alternative e in un mondo di poveri dove le uniche medicine a disposizione erano la crusca, la polenta, il latte, le cipolle, la farina di castagne, il burro, il miele, la cenere e gli altri elementari prodotti della natura e della vita contadina.
Nella sua ingenuità il “prete da Sprea” è stato un “grande” per il popolo delle montagne, un “samaritano” per innumerevoli sofferenti di tanti paesi della provincia, della città e delle città vicine.
Il 28 novembre 1954, per i postumi di una banale caduta in chiesa, muore assistito premurosamente dall’affezionata nipote Ada.